La Direttiva europea sulle case green

Lo scorso 8 maggio è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea la direttiva
2024/1275 (c.d. “case green”) che promuove il miglioramento della prestazione
energetica degli edifici e la riduzione delle emissioni dei gas a effetto serra provenienti
dagli edifici all’interno dell’UE per raggiungere la neutralità climatica del parco
edilizio al 2050
.

Confcommercio Imprese per l’Italia ha elaborato un testo che analizza gli articoli più rilevanti.

L’articolo 3 prevede che gli Stati membri stabiliscano un piano nazionale di
ristrutturazione del parco nazionale di edifici residenziali e non, pubblici e privati, per
la riduzione del consumo di energia primaria media.
Il piano deve contenere, tra l’altro: una rassegna del parco immobiliare nazionale, una
tabella di marcia con obiettivi e indicatori, una rassegna delle politiche e delle misure,
norme minime di prestazione energetica per gli edifici non residenziali, con stime e
traiettorie per la ristrutturazione. Il piano deve essere trasmesso, previa consultazione
pubblica, alla Commissione entro la fine del 2025 e, successivamente, ogni cinque
anni e nell’ambito dei PNIEC. La Commissione monitora annualmente l’evoluzione delle
prestazioni energetiche.
Ai sensi degli articoli 4 e 5, gli Stati dovranno adottare e applicare la metodologia di
calcolo contenuta nella direttiva medesima e fissare i requisiti minimi di prestazione
energetica al fine di raggiungere almeno livelli ottimali in funzione dei costi,
eventualmente facendo dei distinguo tra tipologie edilizie e con possibili deroghe per:

  • edifici storici, edifici di proprietà delle Forze Armate e quelli con funzione di luoghi
    di culto;
  • fabbricati temporanei (utilizzabili per massimo due anni) e quelli con superficie
    utile inferiore a 50 metri quadrati;
  • edifici residenziali utilizzati per meno di quattro mesi all’anno o con consumo
    energetico non superiore al 25% di quello stimato su base annua.
    Gli articoli 7, 8 e 9 delineano gli obiettivi specifici per gli edifici residenziali e non,
    secondo un preciso cronoprogramma (meno stringente della versione iniziale della
    direttiva):
  • dal 2028: gli edifici pubblici di nuova costruzione dovranno essere zero-emissivi
    e tutti gli edifici di nuova costruzione dovranno avere impianti fotovoltaici;
  • entro il 2030: riduzione del 16% il consumo energetico degli edifici residenziali e
    ristrutturazione del 16% degli edifici non residenziali esistenti meno efficienti
    introducendo requisiti minimi di performance energetica;
  • dal 2030 in poi: tutti i nuovi edifici dovranno essere zero emissivi;
  • entro il 2033: dovrà essere ristrutturato il 26% degli edifici non residenziali
    esistenti meno efficienti;
  • entro il 2040: obbligo di eliminare le caldaie a gas – ma già dal 2025 devono
    terminare gli incentivi (restano possibili quelli per i sistemi ibridi ).
  • entro il 2050: tutto il patrimonio edilizio esistente dovrà raggiungere lo standard
    zero-emissioni.
    Previsto anche uno step intermedio, al 2035, di riduzione del 20-22% dei consumi per
    l’intero parco residenziale, di cui il 55 % da attribuire a ristrutturazione del 43% degli
    edifici di prestazione energetica più bassa.
    Per garantire le norme minime di prestazione energetica, gli Stati Membri adotteranno
    misure finanziarie adeguate a tutela delle famiglie vulnerabili e per contrastare la
    povertà energetica, assicureranno assistenza tecnica e provvederanno a finanziamenti
    integrati per incentivare le ristrutturazioni, prevedendo anche monitoraggi e sanzioni.
    Ai sensi dell’articolo 10, dovranno essere installati impianti fotovoltaici entro il 2026,
    laddove tecnicamente appropriato ed economicamente e funzionalmente fattibile:
  • entro il 2026, su tutti gli edifici nuovi pubblici e non residenziali con superficie
    oltre i 250 mq;
  • entro il 2030 su tutti gli edifici pubblici oltre i 250 mq;
  • entro il 2027 su tutti gli edifici non residenziali oltre i 500 mq;
  • entro il 2029 su tutti i nuovi edifici residenziali e parcheggi coperti adiacenti agli
    edifici.
    L’articolo 11 definisce dettagliatamente gli edifici zero-emissivi, intesi come edifici che
    con capacità di reagire ai segnali esterni e di adattare il proprio consumo, generazione
    o stoccaggio di energia con una soglia di fabbisogno energetico al di sotto del 10%. Ogni
    Stato Membro stabilisce e notifica alla Commissione la propria soglia massima e
    provvede affinchè il consumo totale annuo degli edifici zero-emissivi sia coperto da
    energia rinnovabile, anche tramite partecipazione a comunità energetiche
    rinnovabili, da sistemi di teleriscaldamento/teleraffrescamento e da fonti prive di
    carbonio.
    L’articolo 12 prevede che entro il 29 maggio 2026, gli Stati membri introducano un
    sistema per i passaporti di ristrutturazione, eventualmente rilasciato assieme al
    certificato di prestazione energetica, basato sul quadro comune di cui alla direttiva
    medesima che può essere usato dai proprietari degli edifici, ovvero può essere reso
    obbligatorio dagli Stati Membri.
    Ai sensi dell’articolo 13, al fine di ottimizzare il consumo energetico dei sistemi tecnici
    per l’edilizia, gli Stati membri stabiliscono requisiti per impianti che utilizzano tecnologie
    di risparmio energetico relativi al rendimento energetico globale, alla corretta
    installazione, al dimensionamento, alla regolazione e al controllo adeguati dei sistemi
    tecnici per l’edilizia installati negli edifici nuovi o esistenti.
    In materia di mobilità sostenibile, secondo l’articolo 14, gli edifici non residenziali di
    nuova costruzione sottoposti a ristrutturazione, con più di cinque posti auto, dotati di
    parcheggio dovranno installare:
  • almeno un punto di ricarica ogni cinque posti e il precablaggio per almeno il
    50% dei posti e la danalizzazione dei posti rimanenti
  • posti bici per almeno 15% per la media dell’utenza.
    Per gli edifici adibiti a uffici, nuovi o in ristrutturazione, con più di cinque posti auto, il
    punto di ricarica deve essere assicurato ogni 2 posti auto.
    Per tutti gli edifici non residenziali con più di 20 posti dotati di parcheggio, entro il
    2026 dovranno essere installati:
  • un punto di ricarica ogni 10 posti e canalizzazioni per il 50% dei posti
    rimanenti
  • posti bici per almeno 15% per la media dell’utenza.
    Per tutti gli edifici residenziali di nuova costruzione e in ristrutturazione, con più di 3
    posti dovranno essere installati (eventualmente con il supporto di incentivi):
  • il precablaggio per almeno il 50% dei posti e la canalizzazione dei posti
    rimanenti (e almeno un punto di ricarica in caso vi siano tre posti auto)
  • almeno 2 posti bici per unità immobiliare.
    Sono ammissibili deroghe per regioni ultraperiferiche o in presenza di costi eccessivi.
    Ai sensi dell’articolo 15, la Commissione adotta atti delegati per integrare la direttiva in
    relazione a un sistema comune facoltativo a livello di Unione per valutare la
    predisposizione degli edifici all’intelligenza.
    L’articolo 17 dispone che gli Stati membri predispongano finanziamenti, misure di
    sostegno e strumenti consoni, in maniera agevole e semplificata, per affrontare le
    barriere di mercato e realizzare gli investimenti necessari per la milestone del 2050,
    ricorrendo eventualmente a fondi nazionali a favore dell’efficienza energetica e
    promuovendo prestiti per l’efficienza energetica e mutui ipotecari per la
    ristrutturazione degli edifici, contratti di rendimento energetico, regimi finanziari in
    funzione del risparmio, incentivi fiscali, ad esempio aliquote fiscali ridotte sui
    lavori e sui materiali di ristrutturazione, sistemi di detrazioni fiscali, sistemi di
    detrazioni in fattura, fondi di garanzia, fondi destinati a ristrutturazioni profonde,
    fondi destinati alle ristrutturazioni che garantiscono una soglia minima significativa di
    risparmi energetici mirati e norme relative al portafoglio di mutui ipotecari.
    Gli Stati inoltre, ai sensi dell’articolo 18, assicurano istituzione e il funzionamento di
    strutture di assistenza tecnica, anche attraverso sportelli unici inclusivi per la
    prestazione energetica nell’edilizia, rivolti a tutti gli operatori coinvolti nella
    ristrutturazione degli edifici, compresi i proprietari delle abitazioni, gli operatori
    amministrativi, finanziari ed economici, quali le PMI comprese le microimprese,
    disponibili in tutto il loro territorio.
    Gli articoli da 19 a 22 recano disposizioni rispetto ai requisiti e al modello di attestato di
    prestazione energetica degli edifici, cui conformarsi entro maggio 2026.
    Gli articoli da 23 a 26 regolano disposizioni in materia di ispezioni sugli edifici e in
    materia di esperti per la certificazione e il rilascio degli attestati e dei passaporti
    energetici (certificati secondo direttiva 2023/1791).
    La direttiva è ammessa a riesame entro il 2028 per valutare gli effetti e l’efficacia delle
    misure.
    Gli Stati membri dovranno recepire la direttiva entro il 29 maggio 2026 e presentare
    i piani nazionali di ristrutturazione entro il 31 dicembre 2025.